Sviatoslav Teofilovich Richter

pianista

Sviatoslav Teofilovich Richter
Nacque il 20 marzo 1915 a Zhytomyr, in Ucraina.

Da bambino, Sviatoslav ricevette i primi rudimenti di musica da suo padre, pianista e professore al Conservatorio di Odessa, e poi fu seguito da un’allieva del padre.
Quando gli capitò di ascoltare un Notturno di Chopin suonato dal padre, ne rimase così colpito e emozionato da pensare che la musica sarebbe stata la sua vita.

Sviatoslav cominciò a “leggere” tutta la musica che gli capitava.
Suo padre non era d’accordo sull’assenza di “metodo” di studio, la madre invece ritenne che fosse meglio lasciarlo fare.
Il piccolo Sviatoslav trascorreva così ogni giorno molte ore al pianoforte, suonando quello che più gli piaceva. Si appassionò all’opera lirica, leggendo le partiture al pianoforte e frequentando il teatro.
A 14 anni, Sviatoslav era già molto richiesto come pianista accompagnatore, a 18 anni fu assunto dal Teatro dell’Opera di Odessa.

Nel 1937, Sviatoslav Richter si presentò al Conservatorio di Mosca ed entrò nella classe di Heinrich Neuhaus, pianista e insegnante molto stimato, che disse di Richter: « Credo che sia un genio... ».
Oltre a studiare, in quegli anni Sviatoslav organizzò concerti in Conservatorio e suonò in vari altri luoghi.

Dal 1946 al 1960, Richter suonò in moltissimi luoghi di quella che allora era l’Unione Sovietica e in Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Bulgaria, Romania.
Nel 1960, suonò in Finlandia e poi esordì negli Stati Uniti d’America. Da allora, tenne concerti un po’ ovunque, fino in Giappone.

Nel 1964, fondò il Festival della Grange de Meslay in Touraine. Creò anche un Festival al Museo Pushkin di Mosca, « Le serate di dicembre ».

Tenne il suo ultimo concerto a Lubecca, nel marzo 1995.
Morì a Mosca l’1 agosto 1997 e venne sepolto nel cimitero Novodevichy.



Glenn Gould disse di Richter :
« Mi è sempre sembrato che esistessero due categorie di interpreti:
quelli che cercano di sfruttare lo strumento che utilizzano e quelli che non lo fanno.
Della prima categoria... [fanno parte] i musicisti che si dedicano soprattutto a far prendere coscienza all'ascoltatore dell'esistenza di un rapporto fra loro e lo strumento: essi fanno in modo che tale rapporto divenga il punto focale della nostra attenzione.

Nella seconda categoria, invece, si trovano i musicisti che tentano di ... creare l'illusione di un legame diretto fra loro e una data partitura e che, di conseguenza, aiutano a creare nell'ascoltatore la sensazione di partecipare non tanto all'interpretazione quanto alla musica stessa.
E a mio avviso nessuno più di Sviatoslav Richter è oggi (1980) rappresentativo di questo secondo tipo di musicista. [...]

In realtà quello che Richter riesce a fare è inserire fra il compositore e l'ascoltatore l'elemento conduttore della sua immensamente forte personalità. In questo modo ci dà il vantaggio di avere l'impressione di riscoprire l'opera partendo da una prospettiva diversa da quella cui eravamo abituati ».


Quando Richter ascoltò per la prima volta Glenn Gould al Conservatorio di Mosca nel 1957, ne rimase basito. Confidò poi a un amico che pensava di dover studiare moltissimo, per poter suonare Bach altrettanto bene.




Due anni prima della sua morte, il grande pianista, che rifuggiva dalle interviste, affidò i ricordi della sua vita e gli ultimi pensieri a Bruno Monsaingeon, il quale ne realizzò
un film [Richter, l'insoumis -1997 - 2 x 77’]
e un libro [Richter – Écrits, conversations   edizioni Van de Velde / Arte éditions / Actes Sud  1998, 469 pagine ].

Nel libro, ampi estratti dei Taccuini, in cui Richter annotava le sue considerazioni su concerti, registrazioni, musica e musicisti.




[Dai “Taccuini” nel libro di Bruno Monsaingeon]
Riflessioni di Sviatoslav Richter 


... a Tbilissi [nel 1943 ] mi dedicai allo studio del Secondo Libro del Clavicembalo ben Temperato di Bach. Lo imparai a memoria in un mese, e ne suonai immediatamente otto "Preludi e Fughe", dapprima per degli studenti, poi in pubblico, prima di eseguirlo integralmente a Mosca l’anno seguente.

... Bach era molto poco eseguito dai pianisti in Unione Sovietica. Il Clavicembalo ben Temperato non compariva mai nei concerti; solo le trascrizioni da composizioni organistiche di Liszt o Busoni sembravano aver diritto di cittadinanza, mentre i 48 "Preludi e Fughe" erano considerati adatti solo come brani d’esame al Conservatorio.  [p. 77]

1973
Nel 1943, a Tbilissi, ho imparato e suonato per la prima volta il "Secondo Libro" del Clavicembalo ben Temperato di Bach. Fu un’avventura sportiva e temeraria, ma... ne venni fuori ...
Ho dapprima eseguito il Clavicembalo ben Temperato per degli allievi, prima di suonarlo in concerto (insieme all’Appassionata, che suonavo anch’essa per la prima volta).
Questo costituisce il vero debutto della mia « carriera », e non i concerti a New York, come si crede nel mondo   [p. 231]

Non sono un fanatico delle integrali ... Per esempio, non suono tutti gli Studi di Chopin ...
La sola eccezione, è l’integrale del Clavicembalo ben Temperato che, mi sembra, dovrebbe essere un obbligo per tutti i pianisti...
All'inizio, non l’amavo tanto, e mi decidetti a impararlo senza dubbio a causa di quella specie di deferenza che mio padre mi aveva trasmesso nei confronti di ogni musica.
Ma una volta che mi ci fui immerso, lo capii e l’amai appassionatamente.

Dal 1945, imparai anche il Primo Libro.
Suonai [i due Libri] un po’ dappertutto, e così spesso che mi scrissero: « Quando cesserai di infliggerci la musica di Bach ? ». ...
Così a Tbilissi suonai per la prima volta l’Appassionata. La sua reputazione è di essere difficile e virtuosistica; ma in confronto con il Clavicembalo ben Temperato, essa mi apparve quasi facile. [p. 82]

[ascolto di un disco con due "Arie" in Do maggiore dalla Cantata BWV 51]
Geniale leggerezza di questa musica che sembra così evidente che si crederebbe composta senza la minima premeditazione...
Essa entra nelle nostre orecchie, e ne esce altrettanto in fretta. Come l’aria, il cielo, il calore: sono cose a cui non pensiamo nemmeno. È questo senza dubbio il sommo della perfezione.

Le Cantate di Bach: si possono ascoltare in qualsiasi momento, e occorrerebbe averle sentite tutte. Esse ci conducono a uno stato di pienezza e di armonia, di disciplina interiore. Che tristezza che sia praticamente impossibile, vista la loro quantità, conoscerle tutte ! [p. 200]

Non sarebbe forse male studiare di nuovo un po’ questo compositore [Bach]. Dopo tutto, è lui « l’inizio e la fine » di ogni musica (detto fra noi, non sono del tutto d’accordo con « la fine »).

La Suite Inglese in Sol minore [la terza] è di una armonia e di una bellezza insuperabili  [p. 215]

1974
[ascolto di un disco con i Concerti Brandeburghesi e 2° ]
Due capolavori assoluti della musica (soprattutto il Primo). Incanto e giubilo !!
Davanti all’arte della musica e davanti a Johann Sebastian Bach non c’è che da mettersi in ginocchio  [p. 240]

1976
Mi sono organizzato sei giorni di festa con Bach... di colpo, il mio umore è migliorato. [p. 265]

1976
Disco con i Concerti in Fa e in Sol minore
Si può ascoltare questa musica ogni giorno. Ma sarebbero allora forse dei giorni troppo ricchi e di lusso... e senza dubbio non meritati

1976
Johannes-Passion, Karl Richter
Impossibile decidere quale è la migliore fra Johannes e Matthäus
Mi sembra che la Johannes, meno massiccia, si ascolti più facilmente
...
Le persone oggi provano un grande entusiasmo riguardo a questa musica e la portano alle stelle. Essa è senza dubbio loro molto necessaria come contrasto con la misera realtà  [p. 266]

1978
Disco con Suites per orchestra 2, 3, ; 1° Brandeburghese
Un’orgia di meraviglie
Non c’è nulla da scrivere su queste opere, perché è impossibile con delle parole rendere la minima idea della loro bellezza e della loro totale perfezione...
L’orchestra “Bach” sotto la direzione di [Karl] Richter ha suonato bene... ma è possibile suonare ancora meglio, e ancora meglio... e ancora, e ancora
Qui, non ci sono più limiti [p. 286]

1981
Suites per violoncello : Natalia Gutman
Natasha suona Bach con gli occhi chiusi, annullando totalmente se stessa, e il suo viso ispirato è di una suprema bellezza interiore. Ella penetra l’essenza stessa della musica [p. 314]